di recente ho partecipato ad una sfida tra utenti in cui ho dovuto scrivere un brano che rispecchiasse una frase tratta da una canzone, ho pensato di postare quello che è venuto fuori!
Frase scelta:"Allora dammi un motivo
per dimostrare che mi sbaglio
Per ripulire queste memorie
Lasciare che le alluvioni attraversino
La distanza nei tuoi occhi
Dammi una ragione
Per riempire questo buco
Collegare lo spazio attraverso
Lasciare che sia abbastanza
Per raggiungere la verità che giace
Attraverso questa nuova divisione"
Brano:Era uno di quei momenti in cui non si ha più la forza di reagire, in cui la sola musica che si ha voglia di sentire è quella triste, nella speranza di provare la sensazione di non essere soli, di non essere gli unici, o forse nell’irrazionale tentativo di voler toccare il fondo, di percepirlo e capire che ormai peggio di così non è possibile e la risalita di lì a poco sarebbe iniziata.
Camminavo a testa bassa, con il cappuccio a coprire i capelli, senza guardare chi mi capitava di incontrare. Mi sentivo vuota, come se senza pietà mi fosse stata strappata una parte di me, come se tutto ad un tratto ogni cosa avesse perso il suo senso, come una bussola smagnetizzata il cui ago gira a vuoto, ecco, era proprio così. Fino a poco tempo fa la mia vita puntava verso di lui, a nord, ma adesso una calamita me l’aveva portato via ed ero rimasta sola, sola e indifesa. Non volevo parlare, non volevo mangiare, non sapevo nemmeno dove stavo andando ma non mi sembrava così rilevante e cercai di non farci troppo caso, dovevo solo continuare a camminare, non dovevo pensare perché se le avessi fatto, avrei ricominciato a ragionare e non volevo. Il cielo aveva cominciato ad annuvolarsi e molto probabilmente a breve avrebbe iniziato a piovere, ma anche stavolta ignorai quell’ intuizione. Subito dopo caddero alcune gocce di pioggia ed una di queste proprio sul mio viso, alzai la mano per asciugarla e contemporaneamente anche gli occhi e mi si fermò il cuore. Di fronte a me c’era lui, mi guardava con quei suoi occhi verdi e la sigaretta in bocca. Non sapevo cosa fare, valutai varie possibilità tra cui quella di girare i tacchi ed andarmene più velocemente possibile, ma mi considerai sciocca la solo pensiero; decisi di cancellare dalla mente gli ultimi 5 secondi e di proseguire come se niente fosse accaduto ma proprio mentre lo stavo superando, lui mi prese il braccio e mi spinse a sé. Non potevo più fingere, non ero brava a nascondere le mie emozioni e sapevo che gli sarebbe bastato un solo sguardo per capire come mi sentivo. Cercai di liberarmi dalla sua stretta, lottando contro me stessa, ma lui non mi lasciava, sembrava voler parlare con me. Allora mi arresi e lo seguii. Entrammo nel bar più vicino e ci sedemmo ad un tavolo. Mi sentivo particolarmente a disagio ma non volevo darlo a vedere.
<< allora…come stai?>> mi disse
<<bene>> mentii <<e tu?>>
<<bene, ma ho avuto momenti migliori>> rispose <<che hai fatto in questo periodo?>>
<<mah…le solite cose, e tu?>> chiesi, incapace di spostare la conversazione su un argomento più interessante
<<niente di che, mi sono comprato una moto, tutto qui>>
Dopo circa cinque minuti di silenzio non riuscii più a resistere, quella situazione non mi piaceva affatto, mi sentivo soffocare, così dissi:
<<jacopo perché mi hai fermata? Cosa vuoi? Non dirmi che volevi soltanto bere un caffè perché non ci credo.>>
<<no, infatti hai ragione, è solo che, è un po’ che ci penso…volevo sapere come stavi…e…volevo chiederti scusa per quello…che ti ho fatto…ecco>>
<<ah…capisco. Sto bene, si insomma, non sono proprio al massimo, ma sto bene>>
<<ti vedi con qualcuno?>> mi chiese
<<no…>> risposi, ma non ebbi il coraggio di porgergli la stessa domanda, avevo paura della sua risposta. <<senti, io adesso devo andare>> cercai di concludere l’incontro
<<aspetta…mi dispiace…non sarei dovuto uscire con lei, lo so, ho fatto un terribile errore, c’è niente che possa fare per rimediare?>> sembrava sincero mentre mi parlava, perciò optai anche io per la sincerità.
<<no…Io ero davvero innamorata di te…>>
<<anche io…>>
<<e allora spiegami perché, perché mi hai fatto una cosa del genere? Aiutami a capire perché da sola proprio non ci riesco>>
<<io non lo so…non so cosa è successo…lei era lì ed io…io…>>
<<sì, tu…ci sei sempre e solo tu, non è vero? Io ho bisogno di andare avanti lo capisci? E per quanto mi costi, devo dimenticarti, e per favore fai lo stesso..>>
Non mi ero accorta quanto ci eravamo avvicinati l’uno dall’altra mentre dicevamo queste parole,
così vicina a lui potevo sentire il suo profumo, particolare che mi aveva sempre fatta impazzire, aveva un odore soffice e delicato, capace di stordire chiunque. Non seppi resistere, e neanche lui. Si avvicinò ancor di più e mi baciò. Era un bacio dapprima delicato, sembrava avesse paura di farmi del male, ma poi cambiò: le nostre labbra si muovevamo a ritmo, con bramosia, sì, era ancora mio, ma io ero ancora sua? Ero pronta a riprenderlo? Non fui in grado di rispondere. Quando ci allontanammo lo guardai negli occhi per un’ ultima volta, poi aprii la porta e corsi via, sotto la pioggia incessabile di quella prima settimana di novembre.

"Emmett è tutto ciò che avrei mai potuto chiedere, se mi fossi conosciuta abbastanza
da sapere cosa chiedere. E' esattamente il tipo di persona
adatta a una come me. E, stranamente, anche lui ha bisogno di me"
Rosalie Hale, Eclipse
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